La foce del Timavo, punto d’incontro tra storia e mito.
Il punto di partenza anche ideale di questa traversata è il Villaggio del Pescatore, borgo di pescatori sorto nel secondo dopoguerra quale centro per ospitare i profughi dell’esodo da Istria e Dalmazia. Le tracce storiche fanno risalire la frequentazione di questi luoghi già al periodo preromano, quando già le popolazioni celtiche utilizzarono la zona delle foci del Timavo come insediamento portuale.
Lo storico patavino Tito Livio, autore della summa monumentale sulla storia di Roma, ricorda queste zone come limite orientale del sistema del Lacus Timavi, un ampio bacino costiero delimitato da un cordone litoraneo costituito da isolotti, le Insulae Clare, su cui insistevano attività commerciali, porti e ville patrizie.
Il geografo greco Strabone riporta che ‘In fondo all’Adriatico vi è un sacrario di Diomede degno di essere ricordato, detto Timavo, con un porto, un bosco magnifico e sette fonti di acqua fluviale che erompono precipiti confluendo al mare in un fiume largo e profondo’.
Questo bacino insisteva su un importante nodo di comunicazioni stradali, essendo lambito dalla via Gemina, che metteva in comunicazione Aquileia con Tergeste e dalla via che conduceva poi ad Emona –l’attuale Lubiana- attraverso la valle del Vipacco.
Su questo sistema viario, a breve distanza dalla chiesa di San Giovanni in Tuba e dalle risorgive del Timavo, è stata rinvenuta una mansio con annesse strutture abitative, negli anni in cui si costruiva l’acquedotto ‘G Randaccio’, vitale per l’approvvigionamento idrico della città di Trieste. Si tratta della Mansio Fons Timavi , adibita come posta di cambio dei cavalli e riprodotta nella Tabula Peutingeriana, copia duecentesca del sistema viario dell’Impero.
Anche la scomparsa isola di Belforte, sempre sita in quest’area morfologicamente mutata per gli interventi antropici, merita una menzione particolare. I Veneziani, sul finire del XIII secolo, occuparono un isolotto sito nel centro della zona della foce del Timavo e lo ampliarono e fortificarono, utilizzando come casse di colmata tre vascelli carichi di terra e pietre e stabilendovi un fortilizio, che cadde in rovina già sul fare del ‘500. Tuttavia questa di questa suggestiva isoletta che oggi risulta inglobata nella linea di costa rimangono menzioni topografiche sino nella cartografia del XVIII secolo.
A poca distanza dal Villaggio del Pescatore il fiume Timavo, inghiottito dal sistema di grotte di San Canziano, in Slovenia, esce nuovamente in superficie all’incontro dei terreni calcarei permeabili in prossimità di San Giovanni di Duino, dopo un percorso ipogeo di circa una quarantina di chilometri attraverso un articolato sistema composto da numerose polle di risorgiva, alcune delle quali facilmente visitabili anche risalendo il fiume.
Ed è proprio San Giovanni di Duino a ospitare una chiesa dedicata a Giovanni Evangelista, gotico esempio d’edificio di culto sorto sulle ceneri di diverse ricostruzioni precedenti a partire, come tradizione vuole, dal tempio romano della Spes Augusta. Difatti, celato dalla sua quattrocentesca abside gotica, vi si possono ammirare i resti della primigenia basilica paleocristiana costruita per accogliere le reliquie di Giovanni Evangelista e di Giovanni Apostolo. Da questa sua funzione di ultima dimora per le sacre reliquie il toponimo del luogo, noto come San Giovanni in Tuba, ove ‘tuba’ deriverebbe dal latino tumba.
Questi luoghi non sono unicamente suggestivi per la loro storia, intimamente legata a quella di Roma, ma anche per la loro più remota preistoria.
Infatti, in una breccia ossifera a pochi passi dall’abitato del Villaggio del Pescatore sono stati recentemente rinvenuti i resti fossili di due scheletri perfettamente conservati di un particolare tipo di sauro dal muso a becco d’anatra, vissuto circa 80 milioni di anni fa.
Quest’ Adrosauro è consacrato dall’eccezionalità in quanto si tratta dell’unico scheletro di dinosauro integro e perfettamente conservato rinvenuto in Europa, che fornisce poi una miriade di indicazioni sulla formazione geologica dell’altipiano carsico.
Oltre a questa scoperta, questo deposito conserva numerosi altri sauri e i fossili di animali che oggi vivono in zone tropicali, a testimonianza dei remoti luoghi di formazione di queste zone, giunti poi a queste latitudini al lento moto delle placche continentali.
Subito all’uscita del canale del Villaggio del Pescatore s’incontra poi un fitto bosco di macchia mediterranea al cui limitare con il mare s’innalzano i primi spuntoni rocciosi che da qui in poi contraddistingueranno nettamente la Costiera triestina dal complesso ambiente lagunare che contraddistingue le zone marine regionali più occidentali.
Questo è il bosco Cernizza, o Parco dei Cervi, utilizzato fino al diciannovesimo secolo come riserva ad uso venatorio dei Signori del Castello di Duino.














