La tonnara di Santa Croce

Poco più avanti si ritrova un altro luogo di particolare interesse, il porticciolo di Santa Croce, sormontato sul ciglione carsico dall’omonimo paese.

Questo porticciolo è stato ricovero delle antiche tonnare dei pescatori dell’altipiano e sino ai primi del ‘900 era gremito dalle tipiche imbarcazioni da pesca dell’Adriatico, lunghe sino a 12 metri e dal fondo piatto: i bragozzi.

E’ stato per lungo tempo un luogo favorevole alla tratta del tonno che risaliva le coste dalmate, in primavera, per deporre le uova. Era catturato grazie alla sinergia tra gli equipaggi delle tonere e le vedette appostate sul ciglione, addette all’avvistamento dei banchi di pesce. A testimonianza di quei tempi permane ancora oggi tutta una serie di edifici, oggi con diversa destinazione d’uso, destinati un tempo all’immediata lavorazione del pesce catturato.

Il paese di Santa Croce insiste su un sito già popolato in epoca romana, quando per esso transitava la via Gemina. Conobbe fiorente espansione nel XIX secolo, grazie all’attività estrattiva del marmo, che rappresentò per lungo tempo un vero e proprio volano economico per l’altipiano.

Dal mare è possibile ammirare, specialmente in questo tratto, il secolare intervento antropico che ha sfruttato ogni metro di terra possibile, terrazzando i pendii che dall’altipiano scendono verso il mare.

Quest’opera è da sempre stata suggerita dalla qualità del clima, di natura spiccatamente mediterranea, che ha permesso la coltivazione di vitigni autoctoni quali il Terano e la Vitovska, oltre ad un’attività di olivicoltura che nel presente sta conoscendo un vero e proprio periodo d’oro, grazie alle caratteristiche della qualità bianchera, che ben si addicono al clima in un’ottica di qualità produttiva.

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